Venghino, signori, venghino! Ovvero, il circo degli scapoli d’oro della capitale

botero-il-circo[TRACK #54: Britney Spears, Circus]

Ogni giorno, a Roma, 2.743.796 abitanti si riversano in strada, affollano i mezzi pubblici e i locali del centro, ordinano cappuccino e cornetto nei bar, fanno capannello attorno alle vetrine più glam, flirtano davanti ai distributori automatici con il collega dell’ufficio risorse umane o la responsabile dell’amministrativo… insomma, la solita vita di città.

La maggior parte di essi, poi, a fine giornata, rincasa serena per riunirsi con il partner e l’eventuale prole. I restanti, una volta timbrato il cartellino e infilato le chiavi nella toppa del portone, si appresta ad affrontare un’altra dura serata di tv e piatti da lavare. È una brutta storia, quella dei “senza fissa relazione”: figure mitologiche metà uomo metà divano, rappresentano lo zoccolo duro dell’audience di Sanremo e dei vari show di Conti, De Filippi e dell’intero palinsesto di Fox Life e Fox Crime… Fa affari d’oro, insomma, la tv a pagamento, con i single cronici!

Fin dal primo articolo pubblicato, l’impegno di Amentefresca è stato quello di scoprire le abitudini sessuali e le manie di questi benedetti single metropolitani: dove si incontrano, in quali orari, di cosa parlano e cosa mangiano, cosa attira l’attenzione degli esemplari migliori e soprattutto come individuare – e tenersi alla larga – da quelli peggiori.

La domanda che da sempre mi ha accompagnato in questa ricerca è:

Ma dove diavolo si nasconderanno questi tre milioni di uomini liberi in Italia?

Lo scorso venerdì sera sono andato, come si suole dire, nella tana del lupo per scovarne una buona dozzina.

Armato di un coraggio che non credevo, ho infatti contatto una nota agenzia matrimoniale capitolina e, spacciandomi per un blogger di una fama inesistente, ho ottenuto, dopo un lungo giro di telefonate e di email, di partecipare come osservatore esterno a uno dei loro incontri e… non crederete mai a ciò che questi occhi hanno visto.

Munitevi dunque di panciotto e frustino: benvenuti nel circo degli scapoli d’oro… che entrino le belve feroci!

L’incontro si è svolto in pieno centro, in un elegante bistrot nei pressi del Colosseo: ambiente di un gusto vagamente francese fin de siècle, musica classica di sottofondo (un cliché) e una tazza di cioccolata calda servita con biscotti al burro per scaldare l’atmosfera.

Il tutto è cominciato con un rapido scambio di battute alla reception e poi… eccoci prendere posto in una saletta riservata, cui si accede dopo aver ricevuto un badge da pinzare al bavero della giacca sul quale sono riportati i nostri dati anagrafici essenziali: nome, cognome, età, professione. Mi sento quasi in un lager. Sul mio è scritto:

Luca Celea Gabriele, 28 anni, giornalista… (giornalistaaaaaaaaaaaa????)

Eravamo una quarantina in tutto a presenziare all’evento. E su quaranta che ce ne fosse stato uno decente…

Seduti in circolo su poltroncine di velluto, uno dopo l’altro, i partecipanti sono stati invitati a turno a introdursi alla platea, parlando dei propri hobby e dei propri interessi e a sottoporsi, infine, a degli imbarazzantissimi test attitudinali e “giochi della seduzione”.

Una delle organizzatrici mi ha a quel punto rifilato, in gran segreto, una cartellina contenente tutte le schede e i profili di questi single in cerca di compagnia. Di tanto in tanto ho buttato l’occhio qua e là, fra schede e fototessera, nell’arduo tentativo di trattenere il sorriso.

Il primo a parlare è Marco Galli, 38 anni, laureato in fisica, impiegato presso un’agenzia del lavoro. È amante dei cani di grossa taglia – così recita la sua scheda, con annessa foto di un vecchio Golden Retriever – e colleziona francobolli della Prima Repubblica. Questo il suo biglietto da visita. Queste, invece, le mie considerazioni personali: Marco Galli ha un evidente difetto di pronuncia – non si tratta proprio di balbuzie, direi piuttosto una spiccata difficoltà a pronunciare le doppie –, è alto, sì e no, un metro e cinquanta e – come se non bastasse – zoppica per via di un lieve scarto di centimetri tra la gamba destra e la sinistra. La sua ultima relazione risale ai tempi del liceo: da allora, non ha mai più visto un esemplare di femmina adulta che non fosse un quadrupede. Quest’ultima informazione la traggo dai pettegolezzi rifilati dalla mia compagna di posto… a quanto ho capito, i due devono essersi frequentati per un po’, “ma senza mai giungere al dunque”, come Franca ci tiene a sottolineare.

Per quanto riguarda lei, ecco qualche dato: Franca Mancini, 45 anni, insegnante di matematica in un liceo, tre volte sposata e tre volte divorziata, madre di una figlia ingrata (questo è sempre lei a dirmelo), amante del mare e del camping. Queste, invece, le mie sintetiche considerazioni: una stronza pazzesca, che non fa che borbottarmi nell’orecchio le vicende personali di questo e di quell’altro.

Lui invece è Livio: 63 anni, farmacista, due volte vedovo, senza figli, amante dei dolci e delle donne dell’Est (cit.); alto, corporatura più che robusta, parla mangiandosi una sillaba su tre (faccio davvero fatica a capire che la Sacher è la sua torta preferita) ed emana un lieve odore di naftalina e cipolla. Uno di quegli uomini, insomma, che quando ti si siedono di fianco in autobus, prontamente cambi posto.

E poi c’è Mirko, tra gli ultimi a parlare: 33 anni, timidissimo, un metro e sessanta di uomo, snello, occhialuto, non brutto ma di certo da risistemare; fioraio, amante dei viaggi all’estero, della letteratura e dell’arte rinascimentale; parla con un fil di voce e ci tiene a farci sapere che non è qui per trovar moglie, ma per conoscere gente nuova. Nel tutto, non smette un secondo di guardare me durante il suo brevissimo intervento. Temo davvero che abbia sbagliato locale e agenzia!

Infine, the winner is Marisa Risi… Un nome, un programma: centoventi chili di femmina italiana, gestisce una trattoria nel rione Monti, ama i gatti e i film di Alberto Sordi, cerca un compagno fedele, possibilmente facoltoso e di buona forchetta col quale, in futuro, incrementare l’impresa di ristorazione e scambiare ricette. La sua scheda si conclude con un epico “chiamare ore pasti”. Mi verrebbe quasi da dirle… Marisa, magna tranquilla!

Finito il turno di presentazioni, lo staff ci invita poi a prender posto in un’altra sala per l’aperitivo… ed è a quel punto che si scatena una gara a chi arriva per primo al buffet, tra gomitate e spintoni. Così decido mestamente di ritirarmi. Ringrazio la titolare dell’agenzia per l’ospitalità e lei ripaga la mia gratitudine presentandomi una fattura di sessanta euro per aver preso parte all’incontro, ma sottolineando: “Le ho fatto un prezzo di favore”.

E così, tra leoni, tigri, lupi e agnelli, si chiude la mia esperienza “matrimoniale”.

Se questi sono i single metropolitani, allora credo che per un po’ mi sposterò in campagna.

😦

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