Zero in condotta, ovvero quanto vale al letto il tuo uomo?

[TRACK #52: Charles Aznavour, L’istrione]

È un classico: lui è bello, garbato e pieno di premure. È il tipico uomo che passa a prenderti per uscire il sabato sera e che, al rientro, attende in auto fino a quando non ti vede sparire nel portone.

Nel look è assolutamente impeccabile. Sa farsi da solo il nodo alla cravatta e non gli passerebbe neanche per l’anticamera del cervello di arrotolarsi le maniche della camicia – almeno non in pubblico.

A cena non manca mai di scegliere dalla carta i vini migliori e di saldare il conto anche per te. Non si presenta mai in ritardo a un appuntamento e ti telefona il giorno dopo per sincerarsi che la serata sia stata piacevole.

Se hai un inconveniente di qualsiasi tipo, poi, che so un guasto all’impianto di riscaldamento il giorno che fanno tre gradi o una noia burocratica da sbrigare in fretta, eccolo che si precipita in tuo soccorso senza batter ciglio, pronto a prestare il suo servizio.

Insomma, c’è poco da aggiungere, lui è praticamente perfetto. Se non fosse che… al letto è un completo disastro!

Ebbene sì, è una dura realtà: ci sono uomini a questo mondo capaci di riparare il motore di un jumbo, ma che quando si parla di armeggiare con “altro” non sanno letteralmente dove mettere le mani. Si camuffano da perfetti gentleman per conquistarci, ma alla resa dei conti si dimostrano più deludenti di tutti gli altri deludenti esemplari dotati di scroto e di portafogli.

C’è una sola via per smascherarli. Alcuni la chiamano la “prova del (sessanta)nove”.

Tempo fa, ad esempio, ho avuto un piccolo flirt con un noto performer dell’ambiente gay romano. Sul palco era una vera bomba: ironico, disinvolto, padrone assoluto della ribalta, insomma un istrione. Nel privato, poi, era affettuoso e pieno di attenzioni. In trentuno giorni di frequentazione, non c’è stata una sola volta in cui abbia dimenticato di augurarmi la buonanotte con un sms o di telefonarmi al risveglio per dedicarmi un brano del suo repertorio. I miei amici lo adoravano e perfino le mie coinquiline, tristemente note per la circospezione con la quale si sono poste in passato nei confronti dei miei fidanzati, lo trovavano “carinisssssimooooooo”. Insomma andavamo forte, ma quando è giunto il momento di cavalcare altre scene, lui si è rivelato, come dire… un completo fiasco.

Immaginate la delusione.

Ce ne stavamo lì, con la faccia appesa (e non solo quella), a domandarci tacitamente “è colpa mia o tua?. E non che si sia trattato di un episodio sporadico. A nulla è valso, infatti, applicare la famosa formula “ritenta, sarai più fortunato”. Una volta, due volte, tre volte, quattro volte… Alla quinta però, basta!, mi sono arreso. E non che il poveretto fosse sprovvisto di materia prima, anzi, tutt’altro. Mai visto tanto spreco di risorse.

Più o meno è stato come scommettere tutto sul cavallo vincente, per poi scoprire che era un mulo.

Confrontandomi con amici e, soprattutto, con amiche (le donne sono sempre le più generose, in fatto di amare confessioni), ho scoperto che l’esperienza è piuttosto comune.

Stando ai dati raccolti, sembrerebbe proprio che questa porzione di mondo – non ho ancora fatto ricerche nell’altro emisfero – sia letteralmente infestata da una corposa mandria di analfabeti sessuali.

Che sia tutta colpa della poca efficienza del sistema scolastico italiano?

Mi domando a questo punto:

Perché il Ministero della Pubblica Istruzione continua a sottovalutare il ruolo dell’educazione sessuale?

E, ancor di più, se nessuno insegna a questi ometti dove è collocato, almeno in linea teorica, il clitoride e dove invece si trova l’ano, nonché la corretta distinzione tra cunnilingus e anilingus, perché dovremmo farlo noi e a nostre spese, sottoponendoci a dure (ce lo si augura!) sperimentazioni in qualità di cavia?

A mio dire, tutto dipende dal fatto che negli ultimi venti o trent’anni gli uomini hanno semplicemente scambiato le riviste pornografiche per manuali di sessuologia.

Per alcuni di loro, Selen ha rappresentato una sorta di reincarnazione in chiave hard di Maria Montessori. Per altri, invece, è stato John Holmes a fare scuola, ma quella è un’altra storia…

La maggior parte dei maschi è pertanto convinta che il sesso sia tutta una questione di resistenza e di energia. Ed eccoci, dunque, oggi, costretti e costrette a confrontarci con partner sessuali iper-duraturi (due ore sono davvero lunghe… a un certo punto non sai più cosa inventarti) e iper-vigorosi (sono una persona, non una grancassa!).

Ma siamo certi che spetti veramente a noi il duro compito di rieducarli alla carezza e ai tempi mortali?

E, soprattutto, certi uomini sono davvero bellamente ignari della loro pochezza in fatto di prestazioni?

La risposta è: sì, lo sanno benissimo.

Ecco perché impiegano così tante energie per dimostrarsi impeccabili fuori dal talamo. Il loro è un vile, quanto vano, tentativo di spostare altrove l’attenzione. Come a dire, “se mi sforzo di ricordarmi il suo compleanno e di aprirle la portiera dell’auto quando ne discende, magari lei chiude un occhio sugli altri miei deficit”.

È un escamotage vecchio quanto il mondo. Si chiama legge di compensazione.

Ma il punto rimane sempre lo stesso, ovvero siamo disposti/e a rinunciare al sesso bollente in virtù d’una tiepida relazione?

A ognuno/a le sue conclusioni.

Per quanto mi riguarda, se è vero che il sesso non è tutto, è pur vero anche che non ho mai promosso nessuno con uno zero in condotta.

Del resto in Italia sono ben 3.034.568 gli uomini single in cerca di compagnia. Qualcuno meritevole di lode dovrà pur esserci!

😉

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