Amori a tempo (in)determinato: viene prima il cuore o la carriera?

[TRACK #50: Madonna, Jump]

Martedì mattina. Sveglia, freddo, pioggia, lavoro, sms di buongiorno di D. In quest’ordine.

Ho appena il tempo di realizzare che è giorno che sono già in ritardo.

Oggi ha inizio la mia settimana di prova in una libreria caffè. Mi vesto dunque con un pochino più di cura rispetto al solito: jeans, camicia, cravatta regimental e gilet di lanetta.

Passando in cucina, metto a scaldare una tazza di tè e tento il più possibile di evitare la vista del pacchetto di sigarette lasciato incustodito dalla mia coinquilina. Da venti giorni non fumo più e non bevo né alcolici né caffè.

Sono ricco di buoni propositi, questo autunno.

Tutto quel che viene dopo la colazione è una successione di gesti meccanici: ascensore, portone, fermata dell’autobus, breve scorsa alle offerte di lavoro e poi metropolitana.

Ed eccomi, infine, che attendo il primo treno che mi conduca verso il centro, assieme a un plotone di altri mattinieri disposti in fila sulla banchina: è il popolo dei lavoratori, questo, e io sto entrando di diritto a farne parte dopo un lungo periodo di stasi.

Mi guardo attorno incuriosito. Quel che mi circonda non è il solito pubblico delle dodici o delle sedici. In altri termini, queste persone non stanno andando incontro a una giornata di shopping in via del Corso, ma stanno correndo in ufficio in uno stato di apprensione piuttosto mal dissimulato.

C’è chi controlla l’email dall’iPhone, avvantaggiandosi sulla corrispondenza, chi sfoglia un plico di pratiche e chi, infine, prende accordi per telefono, magia di una ricezione mobile da poco regalataci dal Comune di Roma anche sotto terra.

Di fianco a me, invece, una ragazza legge svagata un libro: 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi) di Federica Bosco.

“[Una dispensa] di 101 preziosissimi consigli per capire come riconoscere un principe azzurro e scappare a gambe levate davanti agli inaffidabili, ai mammoni, agli sposati, agli egoisti, ai prepotenti e ai pazzi”.

Così recita la quarta di copertina.

Mi domando quale tipo di problema possa mai incontrare una giovane ragazza di città, peraltro assai carina, nella ricerca del famoso principe azzurro. E poi, buttando ancora l’occhio dalla sua parte, seguendola furtivo mentre scorre con l’indice le pagine dell’agenda, comprendo la ragione d’ogni sua difficoltà sentimentale:

Ore 10.30, contattare ufficio stampa N. F. Srl

Ore 11.15, riunione redazionale

Ore 12.00, corso di aggiornamento

Ore 14.00, pranzo con i colleghi

Ore 16.00, briefing con responsabili ufficio commerciale

E via discorrendo…

Ogni appunto tracciato a biro sulle pagine di questa Moleskine sembra quasi urlare “Non ho tempo, non ho tempo, non ho tempo (per l’amore)”.

Mi chiedo cosa sia mai accaduto ai romani. In altri termini:

Siamo davvero diventati un popolo di single incalliti che mette la carriera al primo posto e il cuore in ultima posizione?

Ed è a questo punto che butto giù anch’io qualche nota.

In un città in cui perfino la scritta “AMA” impressa sul camion dei rifiuti ha in sé un tocco di romanticismo, l’amore sembrerebbe quasi una cosa facile. Più facile qui che altrove. Ma la realtà è ben diversa…

L’amore in città è una vera impresa. Oltretutto, un’impresa che non prevede assunzioni nel suo bilancio.

Fin troppe cose ci remano contro nella ricerca del partner ideale: il traffico, la velocità degli incontri, il ritmo serrato degli impegni, la via crucis quotidiana tra casa, ufficio e poi di nuovo casa.

In tutto questo stressante via vai, trovare qualcuno disposto a dedicare il poco tempo libero rimasto a disposizione per fare conoscenze è una gran bella sfida.

Per giunta, poi, non è neppure detto che, uno volta trovato un bellimbusto benpensante e bendisposto, la cosa funzioni… anzi, il più delle volte sono dei gran buchi nell’acqua, questi uomini.

Il fatto è che quelli che più piacciono, ovvero quelli di successo (sia in campo sentimentale che in campo professionale), hanno quasi sempre una vita frenetica e poco, pochissimo tempo libero.

Si fa presto a riconoscerli fra la folla: solitamente alti, snelli, sono quelli che in metropolitana e in strada parlano al vivavoce, tenendo contemporaneamente d’occhio il palmare e l’orologio. Sono gli atletici abitanti delle strade del centro, che non siedono mai al tavolo d’un ristorante e che, nella pausa pranzo, mangiano in piedi i loro insipidi tramezzini al pollo. Impeccabili, questo sì: dal completo David Mayer alla scarpa Alessandrini, non c’è mai una nota stonata nel loro outfit. Neppure la calza: da sotto il risvolto dei pantaloni, ecco infatti che fa capolino l’inequivocabile griffe di Enrico Coveri.

Per parlar chiaro, sono quelli che durante gli appuntamenti (sia galanti che di lavoro) sorridono garbati, fingendosi interessati alla conversazione, quando in realtà stanno solo pensando a quel che hanno da fare più tardi.

Diciamocelo una volta per tutte: in questa città solo gli sfigati e i disoccupati hanno tempo da perdere con l’amore!

Ma siamo davvero pronti a mettere definitivamente a tacere le ragioni del cuore per dar retta esclusivamente a quelle del portafogli?

Il fatto che seduto accanto a me ci sia qualcuno che non si è ancora stancato di dar la caccia all’uomo perfetto mi fa ben sperare.

Nel frattempo sono giunto a destinazione: San Giovanni.

Risalendo in superficie, non posso però fare a meno di dire a me stesso:

Benvenuto nel mondo dei lavoratori!

Qui la gente si incontra sui mezzi pubblici, si accorda il lunedì per il sabato e flirta durante la pausa pranzo, ma senza mai perdere d’occhio l’orologio.

Nel mentre invio un sms di risposta a D.

Hai da fare stasera? Sushi per due?

😉

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3 thoughts on “Amori a tempo (in)determinato: viene prima il cuore o la carriera?

  1. Come tu ben sai non mi trovi molto d’accordo. Io penso che il tempo si possa trovare per l’amore. Anche facendo un lavoro che ci porta via tempo. La carriera per quanto importante poi lascia dei vuoti. Quando torni a casa la sera il lavoro non ti coccola!
    Manu

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