Lo shampoo, ovvero qualcosa di nuovo a proposito di…

[TRACK #47: Mina, Quando mi svegliai]

Domenica sette ottobre. Ore 6.30 del mattino

Apro gli occhi, mi guardo attorno. Nella poca luce della stanza, la prima cosa che riesco a distinguere è una pila di manga, sistemati in bell’ordine su uno scaffale, e di seguito una serie di dizionari giapponesi.

Non è la mia camera da letto, questa, eppure l’ambiente mi è del tutto familiare.

Mi volto verso il lato destro del letto ed eccolo là, che dorme pacioso al mio fianco.

Sono di nuovo nel suo appartamento. L’appartamento di D.

Il punto di partenza.

La tentazione di domandarmi “perché?” è forte, ma è ancora molto presto e ho ancora molto sonno. Meglio rimandare qualsiasi paturnia. Su tutto questo rifletterò più tardi.

Ore 9.45

D. è seduto di fronte al computer, guarda una puntata di The Secret Circle, il suo telefilm preferito. Il volume è impercettibile, appena un bisbiglio di sottofondo. Mi ha lasciato dormire qualche ora in più, senza disturbarmi.

Non si è accorto che sono sveglio e io, dal canto mio, evito di richiamare la sua attenzione, almeno per un po’. Mi prendo tutto il tempo necessario per osservarlo da lontano, senza essere notato.

Nulla è cambiato. Tutto è esattamente come lo ricordavo. Lui il mattiniero, io l’ospite dell’ultima ora.

Resto disteso ancora un po’. Alla fine si volta e mi sorride da sopra la spalla, come il Bacco di Caravaggio.

È sempre così che comincia: io che lo guardo convinto di non esser visto e lui che sorride sollevando il sopracciglio, in una buffa smorfia.

Il punto di partenza, eccolo.

In fin dei conti è così che tutto ha preso avvio cinque mesi fa, da una smorfia infantile.

Quanto tempo ci è voluto per tornare fin qua?

Sarà davvero la cosa giusta da fare, ricucire questo rapporto?

E, soprattutto, io e D. siamo o non siamo una coppia?

Ogni pensiero che si fa strada nella mente in questa mattinata di inizio ottobre termina con un punto di domanda. Tuttavia non ho modo di dar risposta neppure a uno di questi quesiti che lui è già qui, di fianco a me, sotto le lenzuola. Mi è mancato il suo buongiorno.

Si dice che gli amori che si accendono e spengono a intermittenza siano destinati, presto o tardi, a fulminarsi. Eppure, nonostante vari momenti di blackout, siamo ancora qua. La luce non manca, come neppure la passione.

Amici, frequentanti, fidanzati ed ex fidanzati… In questi cinque mesi io e D. abbiamo passato tutte le fasi e conosciuto tutti i livelli dell’amore e del disamore. Perfino quando entrambi abbiamo “tentato” di avere altre relazioni, abbiamo continuato a cercarci. Incredibile, siamo stati perfino amanti!

E ora cosa siamo?

Me lo domando entrando in doccia, dopo il sesso.

Quel che è certo è che in tutto questo tempo, io e D. abbiamo patentemente impiegato fin troppe energie nel definire la nostra relazione.

Ma quanta rilevanza può avere un’etichetta?

È davvero così importante che tutto abbia un’esatta collocazione e una relativa data di scadenza?

Cosa siamo, uomini o fagioli in scatola?

Non c’è verso di tenere a bada i pensieri, stamattina. Fin quando, a un certo punto, mentre mi passo lo shampoo sulla testa, ecco che l’occhio mi cade sulla seconda mensola della teletta. Risposti in una tazza di ceramica, accanto ai saponi da bagno e al rasoio, ecco i nostri due spazzolini: uno di fianco all’altro.

C’è forse ragione di domandarsi ancora cosa siamo?

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7 thoughts on “Lo shampoo, ovvero qualcosa di nuovo a proposito di…

  1. Pingback: #13 « amentefresca

  2. OK, vada per i manga giapponesi in lingua originale, ci può stare anche se fa tanto nerd. Ma The Secret Circle come telefilm preferito…. beh…. qualche domanda io me la farei…. Non a caso l’hanno chiusa.

  3. Quanta rilevanza può avere un’etichetta?
    mmmmm….
    Ieri sono passata in un mercatino dell’usato e li qualsiasi cosa, dal cucchiaino in acciaio alla poltrona vintage, dal manuale delle giovani marmotte alla borsa gucci di 5 anni fa aveva un’etichetta, con descrizione e data!
    Mi ritrovo a girovagare tra centinaia di chincaglierie fino a quando qualcosa attira la mia attenzione…la afferro…la guardo…la osservo…la capovolgo e…PANICO!! Non c’è l’etichetta!
    E così mi chiedo: ma cosa diavolo è questa cosa??
    Mi piace…la compro? In fin dei conti costa poco..ma posso mai portare a casa qualcosa che non so neanche cosa sia?
    Mi lancio alla disperata ricerca di un addetto che me lo possa dire…fermo anche gli altri clienti (a cui magari sarò sembrata una pazza maniaca ossessiva compulsiva)…ma niente! Nessuno riusciva a darmi una risposta…
    Allora la domanda è: Queste dannate etichette magari servono a chi (come me) ha bisogno di capire prima di lanciarsi impulsivamente nell’acquisto (che sia di un portabottiglie di vino o di un uomo)?

    • Odette carissima, ti dirò che… ho da poco scoperto che le etichette non hanno in realtà alcuna importanza. Ti piace? Be’, compralo. Sarà il tempo a dirti se l’acquisto è stato o meno azzeccato. Ad esempio, quando ho incontrato D. ho subito pensato “sarà per me un ottimo o un pessimo acquisto?”

      Lasciami dire che, a distanza di mesi e mesi, solo ora, dopo molto tempo, posso dire “ottimo”. C’è nel bello nella scoperta: le etichette tolgono tutto il gusto…

      Buona fortuna!

      • Beh è facile col senno di poi, ma se con D fosse andata male avresti dato la stessa risposta?
        E’ vero che nella scoperta c’è del bello, ma non credo che le etichette tolgano tutto, non tutti siamo uguali, c’è chi ha bisogno di sapere dove sta andando anche se non ci sono mai certezze…..non ci può essere una via di mezzo?

      • Eh, cara Holly, sapessi quanti acquisti sbagliati ci sono stati prima di D. In fin dei conti però è una sorpresa anche quella. Credo che non si possa pretendere che gli uomini se ne vadano in giro con al collo targhette con su scritto “giusto” e “sbagliato”. Sembra che qui sia tutta una questione di fiuto e – il più delle volte – di fortuna…

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