Souvenir d’amour, ovvero sesso e reperti archeologici

[TRACK #45: Jennifer Lopez, Papi]

Quando siamo al principio di una relazione, c’è una cosa che è importante evitare quanto l’acquisto compulsivo di sciarpe in piena estate, ovvero la spudorata invasione degli spazi altrui.

Non sto parlando della tacita o esplicita richiesta d’esser presenti nei pensieri del partner… anzi, se questo avviene, ben venga! Sto parlando piuttosto di spazi fisici  intesi in senso stretto. Nessuna metafora, per una volta.

Quel che infatti molte donne ignorano e che gli uomini non ammetteranno mai è che gli scapoli sono animali a dir poco territoriali. Abituati a concepire la propria casa come gli orsi concepiscono la tana, non ammettono intrusioni o, quanto meno, le mal digeriscono.

In sostanza, se c’è una cosa alla quale tengono più che alla madre, questa è di certo la loro libertà. E a noi che frequentiamo le loro tane e i loro letti è richiesto unicamente di osservare alcune semplici regole, capaci di assicurare la perfetta convivenza tra la nostra naturale esigenza di appartenenza e il loro inevitabile fastidio per i guinzagli.

Tenetelo bene a mente:

Occorre andarci piano con gli uomini, perché sono facili a spaventarsi [e lo dico in quanto uomo].

Il fatto poi d’aver conquistato, di notte in notte, un piccolo spazio nella loro quotidianità – il ché, nel loro linguaggio, si esprime generalmente in un numero ragionevole di telefonate distribuite nell’arco delle ventiquattr’ore – non ci autorizza in alcun modo a pretenderne altro, almeno non agli inizi.

Insomma, guai a invadere il loro territorio! Pena l’esclusione immediata.

In passato, ad esempio, ho conosciuto almeno cinque o sei uomini ai quali non faceva affatto piacere trovare sulla mensola del bagno uno spazzolino che la notte prima non c’era.

Prima regola: vietato occupare la loro toeletta con prodotti di cosmesi e altri effetti personali.

Uno dei miei fidanzati storici, invece, non riusciva a tollerare la presenza sporadica di alcuni miei indumenti nel suo guardaroba. Seppure lo abbia sorpreso diverse volte a provarsi di nascosto i miei maglioni (credo di averlo iniziato io al marchio Zara), fino alla fine si è sempre professato contrario a tale tipo di condivisione degli “spazi vitali”.

In pratica, seppur mi fosse concesso entrare e uscire liberamente dal suo appartamento (per un certo periodo ne ho perfino avuto in custodia le chiavi), non ho mai comunque goduto del banalissimo diritto a un cassetto personale dove riporre un minimo cambio d’abiti.

Seconda regola: vietato occupare o servirsi del loro armadio, a meno che non siano loro a darne l’autorizzazione.

Una volta, invece, frequentavo un uomo decisamente più grande di me, il quale non riusciva in alcun modo a tollerare il fatto che nel cruscotto della sua auto ci fossero una manciata dei miei cd. Il problema era che lui ascoltava solo ed esclusivamente Tiziano Ferro e a me scendeva il latte alle ginocchia ogni volta che, credendo di farmi piacere, metteva su un suo pezzo.

Quando ho provato a introdurre la musica dance nella nostra relazione, per poco non ci siamo schiantati sulla Pontina. È stato allora che ho capito che avevo a che fare con un clone di mio padre.

Terza regola: vietato invadere l’autoradio con compilation o cd originali, perché non li rivedrete mai più.

Insomma, tanto per tirare alla bene e meglio le fila di questo articolo sconclusionato, è evidente che gli uomini hanno seri problemi con la condivisione degli spazi fisici. Quando abbiamo a che fare con loro, il confine tra “quel che è mio e quel che è tuo” deve restare sempre ben delineato.

Questo ci costringerà pure a girare come nomadi, con borse capienti al braccio e lo spazzolino sempre in tasca, ma in fin dei conti è un piccolo sacrificio se si tiene veramente alla relazione.

Quel che gli uomini non comprendono, però, è che i piccoli oggetti che ci lasciamo dietro non sono soltanto sintomo di sbadataggine. Al contrario, col tempo, alcuni di essi diventano veri e propri reperti archeologici che stanno a indicare la nostra presenza nella loro vita. Insomma, per noi rappresentano un simbolo, un feticcio… una conquista!

Ed è così che un semplice spazzolino lasciato in consegna nel suo appartamento sta a indicare senza possibilità di fraintendimento che “Luca Celea Gabriele è stato qui“.

E il messaggio, oltretutto, non vuol rivolgersi soltanto al partner, ma anche a chi (dopo il mio passaggio) avrà la malaugurata aspirazione di mettere al guinzaglio un esemplare di maschio italiano che evidentemente ha già un padrone.

In sintesi, se trovate in bagno uno spazzolino da denti che non è suo e neppure vostro, c’è poco da interpretare, se non che state razzolando nel territorio di caccia di qualcun altro.

Fate attenzione, dunque, quel qualcuno potrebbe sempre tornare a riprendersi ciò che gli appartiene.

😉

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4 thoughts on “Souvenir d’amour, ovvero sesso e reperti archeologici

  1. Da me lasciasti il tuo spazzolino.. per altro ancora intonso.. Perciò, quando cambierai quello che usi attualmente, ricordati di non comprarlo, piuttosto di passare da me per prendere quello, assieme alla tua T-Sh!rt, così magari ci salutiamo anche..

  2. Pingback: La questione delle tre C, ovvero Casa Coppia Convivenza… che sia tutta colpa dell’opzione “Condividi”? « amentefresca

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