Legge dell’attrazione, ovvero siamo tutti calamite (ma non solo per gli uomini sbagliati)

[TRACK #44: Moby, We are all made of stars]

In questi ultimi giorni, vuoi a causa d’una influenza indesiderata che mi ha costretto al letto in modalità stand-by, vuoi a causa di una “pausa dal mondo” che mi sono auto-imposto, ho riflettuto a lungo sulla mia vita.

Argomento banale, me ne rendo pienamente conto. Quel che di banale non c’è in tutto questo sta però nel fatto che, per la prima volta, io – come credo anche altri miliardi di abitanti del Pianeta – mi sono trovato faccia a faccia con il punto interrogativo per eccellenza, la domanda da un milione di dollari che mai e poi mai dovremmo rivolgere a noi stessi quando il termometro segna trentotto e mezzo. In altre parole:

Sono davvero soddisfatto di quanto realizzato e avuto finora?

La mia vita può dirsi in qualche modo appagante?

In occasioni del genere, l’errore più comune e più facile da commettere, nel tentativo di trovare risposta, è quello di focalizzare l’attenzione su tutto quel che manca all’appello. Nello specifico, per due giorni mi sono martoriato all’idea di essere tornato – a ventotto anni – nuovamente disoccupato. A pensarci, sembrano davvero finiti per me i tempi in cui guadagnavo trecento euro per ogni convegno a cui ero chiamato a partecipare e, ancor peggio, i tempi in cui coi proventi dell’editing potevo permettermi una cena a settimana nel miglior ristorante di Roma.

Crisi a parte, sembra che qui tutto ristagni. Chiusa in malo modo l’ultima collaborazione con una piccola casa editrice di Latina e, al contempo, scaduti i termini del mio tirocinio in una fondazione, è iniziata per me “l’era della ripetizione”, ovvero studio (poco e di mala voglia), ricerca ossessiva del contratto a tempo indeterminato, invio compulsivo di curricula alla qualsivoglia azienda e/o datore di lavoro.

Campo professionale a parte, anche nella sfera privata tutto sembra inabissato. Ho una nuova e promettente relazione, questo è vero, ma non posso comunque ancora dirmi totalmente libero dalla mia atavica abitudine a far ricorso alle seghe mentali. In altre parole, di notte in notte, mi sono addormentato e svegliato domandandomi:

E se stessi sbagliando tutto e, ancor peggio, sbagliando di nuovo?

È a questo punto che, per grazia ricevuta, è intervenuto Paolo con una semplice telefonata. Al quindicesimo minuto di conversazione, non avendo fino ad allora fatto altro che lamentarmi, saggiamente l’amico mi ha zittito con un secco:

“Tesoro, tu ignori bellamente la Legge dell’attrazione”.

Ammetto di non aver mai sentito parlare prima dell’argomento e, per questo, mi sono documentato a dovere.

Un’avvertenza è tuttavia dovuta: la Legge dell’attrazione – con mia somma sorpresa – non ha nulla a che vedere con il sesso e con gli uomini. Per una volta tanto, oggi non si parlerà di loro, bensì di energie cosmiche.

Si indica generalmente con l’acronimo LDA non un partito politico, tanto meno una droga di nuova generazione, bensì una delle leggi principali che governano l’Universo, sintetizzabile a gradi linee col principio pseudo-buddista “il simile attrae il simile”.

Il concetto base è che siamo tutti delle piccole fabbriche di energia ambulanti. Attraverso il pensiero, ne produciamo in grandi quantità e di natura sia positiva sia negativa. In risposta alle energie disperse nell’ambiente circostante, l’ambiente risponde poi a sua volta ripagandoci – per così dire – con la stessa moneta. In pratica:

Se accumuliamo pensieri negativi, non riceviamo indietro nulla di buono, ma se al contrario immagazziniamo e rilasciamo pensieri positivi, l’Universo ci ricompensa degnamente.

In altre parole, il pensiero positivo funziona un po’ come la filastrocca che recitano, a inizio film, i due piccoli protagonisti di Mary Poppins: è sufficiente stilare un lista dettagliata di ciò che si intende ottenere per vederselo recapitare dal cielo.

Credetemi, non ho battuto la testa: dicono che funzioni!

In molti credono infatti con fiducia in questa teoria e, in fin dei conti, non è poi tanto folle farlo. Del resto, c’è chi crede nella sfiga… e cos’altro è la sfiga se non un continuo maturare pensieri negativi che richiamano a sé eventi altrettanto negativi?

Il punto è:

Funzioniamo davvero tutti come delle calamite viventi?

E, se sì, come possiamo evitare di attrarre sempre e solo il male?

Perplessità a parte, quel che appare evidente è che praticare il pensiero positivo non costa nulla: certi tipi di energie cosmiche non sono soggette a tassazione. Altrettanto evidente è che continuare a focalizzare tutta la nostra attenzione su quel che non ci soddisfa non porta ad altro se non a stress e insoddisfazione cronica. E dunque:

Smettiamola di ritenere che non meritiamo il bene e cominciamo a lavorare su noi stessi per averlo.

Seppur risulta difficile credere che solo pensando d’ottenere un lavoro alla fine lo si ottiene, al contempo non è poi così inutile abituarci a poco a poco all’idea che quel lavoro lo meritiamo, perché non sapremmo fare altro se non quello.

In sintesi, concludo dicendo che non è poi tanto folle per me credere nel fatto che “siamo tutti calamite“. In fin dei conti, finora mi sono dimostrato irresistibile sia per la sfiga che per gli uomini sbagliati.

Tanto vale invertire la polarità e confidare nell’Universo.

😉

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