(As)solo, ovvero i single sono tutti degli handicappati sociali?

[TRACK #43: Viola Valentino, Sola]

Abitare in una grande città significa avere a che fare quotidianamente con la folla. In altre parole, qui non siamo mai soli, anche quando vorremmo esserlo più di ogni altra cosa.

Per esempio, basta entrare in metropolitana che subito veniamo aggrediti da una mandria di sconosciuti in cerca di facili conversazioni. Sembra quasi che la gente non riesca a convivere con l’idea di non socializzare con qualcuno, neppure per il breve lasso di tempo che occorre per raggiungere piazza di Spagna parendo dalla Stazione Termini.

La compagnia, anche quella di un estraneo, è ricercata in ogni momento e a qualunque costo.

Non si tratta soltanto del fatto che l’uomo è un animale sociale. Sembrerebbe piuttosto che l’uomo – in particolar modo quello metropolitano – sia diventato irrimediabilmente un animale malato di solitudine.

Stamattina, per esempio, mi è capitato un episodio alquanto singolare.

Ero a far la fila davanti allo sportello bancomat per un prelievo, quando a un certo punto mi si è fatta vicina una signora, la quale, con molta cortesia, mi chiedeva istruzioni sul funzionamento del sistema. E fin qui nulla di strano. Ciò che mi ha dato modo di riflettere, invece, è il fatto che, per motivare la sua mancata familiarità con la macchina, la signora in questione ci ha tenuto a specificare mestamente:

“Sono sola e non c’è nessuno che si occupi di queste cose al posto mio”.

A quel punto non ho potuto fare a meno di domandarmi:

Quand’è che essere soli ci ha reso in qualche modo tutti portatori di un handicap sociale?

zitella1

Rincasando con sottobraccio questo enorme punto di domanda a mo’ di baguette, sollevato all’idea di trovare la gatta al mio rientro, ho fatto un rapida incursione in rete tra siti e blog di ogni genere.

Non sapendo cosa stessi effettivamente cercando, ho googlato molto genericamente la parola solitudine, accompagnata dalla sua immancabile consorella: paura.

Ed ecco spuntare decine e decine di pagine ricche di consigli utili per tenere a bada la cosiddetta monofobia.

Non solo, c’è dell’altro: in quasi tutti i siti che ho visitato la terribile paura della solitudine era associata allo statuto di single per scelta (del destino). Pochi gli esempi di puro e semplice orgoglio single… e, anche qui, devo dire che l’articolo scovato sui 10 motivi per non fidanzarsi mi ha fatto ridere. Ma amaramente!

A questo punto sono entrato nel pallone:

E se tornassi single, finirei anch’io fra vent’anni a far la fila per un bancomat del quale non conosco il funzionamento, obbligato a chiedere aiuto allo sconosciuto di turno, non avendo nessun altro al quale ricorrere?

In altre parole, in futuro i single saranno tutti handicappati sociali, incapaci perfino di gestire il proprio conto bancario e, ancor peggio, malati cronici di solitudine?

In una società che identifica la felicità col quadretto familiare della Mulino Bianco e che non sa fare a meno di ribadirci che la meta da raggiungere è la coppia, sembrerebbe quasi che non ci sia posto per i single convinti.

O sei in coppia o sei uno sfigato: non esistono vie di mezzo.

Quand’è che ci hanno portati a credere in questa emerita cazzata?

È forse per questa ragione che su Internet spopolano i siti che assicurano l’incontro con l’anima gemella?

Perché siamo tutti così terrorizzati dall’idea di restare soli a vita?

Quel che appare evidente è che i single, qui, in questa porzione di pianeta, non sono minimamente presi in considerazione. Ad esempio:

  • Al ristorante non esistono tavoli apparecchiati per uno;
  • Nel banco frigo non esistono monoporzioni di carne o di pasta fresca;
  • Negli hotel le stanze singole costano quasi il doppio delle matrimoniali;
  • Non esistono automobili monoposto;
  • E andare al cinema o a cena da soli è considerato roba da depressi.

In sintesi, l’unità di misura del mondo occidentale sembra essere la coppia.

Ma dobbiamo per forza essere in due per essere felici?

Sfogliando il catalogo Ikea, sembrerebbe proprio di sì: non c’è una ‘singola’ foto che ritragga un uomo o una donna da soli… sono tutti in coppia e – di conseguenza – tutti sorridenti.

Che fine ha fatto la realizzazione personale?

Sintesi del post: Non se in futuro acquisterò un’automobile e se, di conseguenza, supererò mai l’atavico timore del posto vuoto accanto al mio. Quel che è certo è che mi terrò sempre aggiornato sul funzionamento di tutti i sistemi bancomat che verranno. Almeno fin quando non ci sarà qualcuno disposto a occuparsi di queste cose al posto mio.

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17 thoughts on “(As)solo, ovvero i single sono tutti degli handicappati sociali?

  1. Quello che dici è vero. La società, soprattutto la nostra italiana, è calibrata sul concetto di famiglia e tutto è pensato e proposto per la coppia e le sue eventuali (anzi, considerate ovvie e necessarie!) diramazioni. Non so l’essere single sia considerato un handicap sociale, probabilmente si. E penso che alla base di questo ci sia il fatto che l’uomo, in quanto animale sociale, sente la necessità di condividere il proprio percorso con altri e teme di essere solo. Il fatto che è viene considerata sensata un solo tipo di condivisione ovvero quella della coppia.

    • Bellissimo quello che hai scritto…davvero!!!
      La società euro-americana si evoluta portando come baluardo di pace e democrazia proprio la “famiglia”..o per lo meno la coppia uomo/donna.
      Si, è vero…se sei single sei un handicappato sociale!!!! Siamo sempre più “specializzati” (quindi sappiamo fare solo poche cose…e quindi se ci troviamo da soli, siamo limitati nelle nostre azioni quotidiane). Per esempio, se io non capisco nulla di computer …e mi trovo a dover formattare il mio, se sono da solo mi troverei in difficoltà. Anzi visto che le nuove tecnologie sono fondamentali nella vita di tutti i giorni, non solo divento handicappato …ma mi viene negata una sostanziale fetta di “vita”. La mia possibilità di salvezza è fidanzarmi con un tecnico informatico!!
      La nostra società ci sta facendo evolvere in questo modo, per essere completi bisogna essere in due!!! che stupidaggine!!! è una logica binaria che risale a quando noi animali sociali (homo sapiens sapiens sapiens…che dir si voglia) avevamo ancora la coda!!!
      Questa è la problematica pratica dell’essere single: se non sei un fact totum sei limitato nelle azioni della vita moderna…quindi isolato!
      Poi c’è tutta la questione sociale…la discriminazione vera e propria, se sei single paghi più di affitto, paghi più le camere degli hotel, vieni giudicato uno sfigato se vai al cinema o mangiare fuori da solo…
      Questo non fa altro che aumentare l’ansia nei confronti degli individui che non riescono a trovare qualcuno!!! Mentre senza questa CONTINUA pressione sociale forse si scoprirebbe il piacere di stare da soli (ovviamente chi è predisposto a questo)…la solitudine (già la stessa parola apre immaginari di “depressione”) potrebbe in realtà essere la chiave di una felicità, che purtroppo non ci è permessa di vivere.

  2. Non esiste solo la coppia, esistono gli amici, i parenti, coloro con i quali condividi hobby o lavoro. Ed ognuno di loro sa fare qualcosa che noi non sappiamo, e viceversa.
    Pensare di stare in coppia solo per avere qualcuno che sviti i barattoli del pomodor e’ triste.
    O forse parlo perché io, donna, ho cambiato la ruota bucata dell’auto del mio vicino di casa, maschio?

  3. In totale disaccordo con la tesi, in pieno accordo con l’antitesi.
    Non è il problema dell’handicapp in quanto auto-imposizione sociale, piuttosto si tratta del semplice corso naturale della vita.. non importa se etero od omosessuali, né se animali o umani, se istinto o coscienza, o commistioni di essi; dici bene, parli di un gatto, non un essere umano che ti aspetta a casa. Siamo fatti così. Abbiamo la necessità innata di stare in compagnia, non per ricoprire ognuno un ruolo, ma per avere qualcuno al proprio fianco che ci capisca, comprenda e abbia piacere della nostra compagnia (e viceversa).. naturalmente con un occhio al futuro – anche la lungimiranza è una cosa che “madre natura” ci ha donato in previsione di eventi fortuiti – perché la vita non si sa mai cosa ci riserva. Perché il problema dell’ATM è solo la punta dell’iceberg, basti pensare ad altri esempi materiali che abbiamo più o meno tutti sotto il naso, come anche una “semplice” dichiarazione dei redditi o classica burocrazia che non tutti sanno espletare.
    Io stesso me se sono reso conto di recente quando ho guardato le cose nella mia stanza e ho pensato: «e poi, una volta cenere, che fine faranno i miei “tesori”?».
    Ecco che torna in gioco la fobia, onnipresente su tutto. Non per niente la “filia” e la “fobia” (ed anche la “sofia”) vanno sempre di pari passo.

  4. Trovo che sia uno spunto interessante ma con un vizio di fondo: credo di capire che “essere soli” ed “essere sigle” vengano messi sullo stesso piano nel tuo discorso. Non credo sia proprio così.
    Quanto al non saper fare determinate cose, beh, se sei negato col computer lo sei sia da single che da accoppiato… per questo esistono i centri assistenza.
    Decidere consapevolmente di non inserirsi in una relazione comporta degli svantaggi in un tipo di società che fa del profitto economico la propria base (se posso venderti una porzione per due allo stesso costo di produzione di una per uno perché dovrei guadagnare di meno?)
    Anche la solitudine è una scelta consapevole; quando non è una scelta è emarginazione, non più solitudine. E bisogna saper vivere la solitudine, altrimenti si finisce per diventare dei completi disadattati

    • Ed è proprio questo che contesto: essere soli ed essere single non sono la medesima cosa. Pur avendo scelto di non condividere le mie 24 ore con un partner non mi ritengo solo… O forse sì, effettivamente lo sono. Oggi, ad esempio, che ho l’influenza e non ce la faccio neppure a mettere un piede fuori dal letto… be’, oggi sì, mi sento solo.

      • Basta accettare la cosa. Accettare, non subire, che sono due cose completamente differenti.
        Oggi va così… domani sarà diverso.

  5. Pingback: Una settimana da single, ovvero tutto quel che puoi fare quando lui non c’è… « amentefresca

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