La “sopportanza”

[TRACK #36: Patty Pravo, Tienimi]

Prime piogge, primi temporali.  E la città cambia volto.

In strada il traffico si rimpolpa, neanche fossero tornati dalle vacanze tutti assieme, questi romani. Ci sono decine di auto in coda sotto casa. Mi ero abituato, in questi due mesi di desolazione, ad ascoltare solo le voci del mercato il giovedì mattina. Ora invece la città è tornata metropoli, con tutto il suo corredo di rumori e di strombazzamenti.

Da qualche sera dormo con un plaid, gettato alla bene e meglio sul letto. Mi rifiuto ancora di serrare le imposte dopo le dieci. Mi piace dormire con l’aria che mi accarezza il viso. Ieri notte un fulmine mi ha svegliato di soprassalto. Una cosa del tutto inattesa: la pioggia.

Quando si passa così tanto tempo a boccheggiare per il caldo, è come se la mente rimuovesse del tutto il pensiero della pioggia, del freddo. Per i meteoropatici questi sono giorni di strazio. Facebook ne dà la conferma: di bacheca in bacheca, è tutto un rincorrersi di link e di aggiornamenti di stato volti a salutare la bella stagione. Ma l’estate è davvero finita?

La realtà è che questa inaspettata anticipazione d’autunno ci ha colti tutti impreparati. Ed ecco riaffiorare dal guardaroba orrendi giubbetti della scorsa collezione, che di certo non avremmo indossato nuovamente, se non fossimo stati costretti a farlo. E l’ombrello, poi, dove l’avremo lasciato dopo l’ultimo acquazzone di maggio?

Neppure io sono pronto a gettarmi alle spalle un agosto pieno di serate e di passeggiate in centro all’una di notte. Ho ancora voglia di festeggiare, per la terza settimana di seguito, il mio compleanno.

Invece, sono qua: appeso a un telefono che discuto con Stefano sul “Dove andiamo stasera?

L’idea di rinchiudermi in un cinema o in un centro commerciale mi ripugna. Ma, del resto, che altro si può fare con un tempaccio del genere?

“Hai voglia di venire da me per vedere un film?”

“No”, risponde lui. Ed eccoci arrivati alla nostra prima vera discussione.

Stare in coppia è per me una (quasi) totale novità. Non sono più abituato.

Negli ultimi due anni non ci sono state che storielle di poco conto e di breve durata. Di volta in volta, una manciata di settimane passare a braccetto. Poi, al primo temporale, i saluti. Manco di tolleranza, questo è certo.

Come dice il mio amico Biagio:

Amare non è sopportare. Io amo, ma non sopporto.

Ecco, questo è stato il mood del mio anno passato. Sono stato sopportato, questo sì. Non ho decisamente fatto altrettanto.

Si dice che la sopportazione (anche detta tolleranza) sia un ingrediente necessario in ogni relazione. È parte del famoso “equilibrio” che è necessario costruire e custodire. Questo è un concetto difficile da digerire per uno che – come me – fino a oggi è stato abituato a bastarsi e a considerare solo le proprie esigenze. Quando si passa così tanto tempo da soli, si dimentica in fretta il tempo e i tempi della coppia.

Le esigenze sono reciproche, è tutto un gioco di incastri: lo ripeto come un mantra a me stesso, mentre faccio per la seconda volta il numero di Stefano, dopo aver bruscamente interrotto la conversazione.

“Hai ancora voglia di vedermi, stasera?

“Sì”.

“Scusa”.

Equilibrio: questa è la parola chiave. Ogni coppia ha il suo.

Forse, però, anche in una quasi totale “mancanza di equilibrio” è insita una forma di equilibrio. Chissà, magari non siamo tutti nati per incastrarci alla perfezione. O forse – e molto più probabilmente – l’incastro è tutto da costruire: tolleranza e dialogo sono i ferri del mestiere; il tempo e la costanza sono le materie prime con le quali fabbricare una qualche forma di “perfezione” destinata – ce lo si augura! – a durare negli anni.

Nel frattempo continua a piovere, ma di certo presto o tardi smetterà.

Tutto sta nel sapere attendere.

Sintesi del post:Tolleranza” e “sopportazione” non sono termini gemelli. Forse la giusta misura da applicare sta in una equilibrata miscela tra i due, ovvero in quella che io chiamo la “sopportanza”.

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One thought on “La “sopportanza”

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