La galleria degli insuccessi, ovvero troppi ex in una serata sola

[TRACK #34: Glenn Miller, Blue Moon]

Notte di Luna blu. Mai vista una Luna tanto luminosa. Mai vista tanta luce in così tanto buio. Ed è così che, attraversando la città in autobus, di rientro da una serata fallimentare, non posso fare a meno di domandarmi:

Quanta luce ci occorre per mettere finalmente a fuoco tutti gli errori commessi in passato?

E, ancora di più, è davvero sufficiente spegnere la luce per non vedere più quel che fa male e ferisce?

La risposta è No, affidarsi all’oscurità non basta, perché prima o poi a qualcuno verrà in mente di accendere una torcia elettrica e a quel punto non avremo più scampo… saremo costretti ad affrontare tutti i mostri che abbiamo nascosto nel buio.

Partiamo dal principio.

Ieri sera sono andato al Circolo degli Artisti con la solita comitiva di amici. È una vita che non rimettevo piede in quel locale e – non so per quale strano blackout del buon senso – ne avevo dimenticato il motivo. Prima ancora di arrivare a posare le labbra sul secondo drink, ecco che la ragione che mi ha portato a evitare fino a oggi certe serate gay e certi ambienti (il Glamda) mi si palesata davanti agli occhi: eccolo là, Nicola, l’uomo nero che si nasconde nel buio.

Quanto tempo è passato dal nostro ultimo incontro? Un anno esatto.

Lui è stata la seconda relazione importante della mia vita, la più intensa e più duratura dopo Manuel.

Per quanta energia si possa impiegare nel mantenere la calma, in certe occasioni è impossibile gestire le proprie reazioni. Io ho cominciato a tremare e ho stretto istintivamente la mano di Alessio che mi stava di fianco. Un gesto spontaneo, come quello di un bambino che chiede protezione alla madre di fronte alla vista del fuoco.

Nicola è il mio fuoco. Ed è stato mettendo ben a fuoco la scena che mi son reso conto che non era solo. Poco distante c’era un bellissimo ragazzo in palese posa da gran seduttore.

Passata la confusione iniziale, ho preso la decisione migliore: salutarlo, come se nulla fosse.

Mi sono avvicinato e ho semplicemente detto “La smettiamo di far finta di non esserci visti? Come stai?” Il resto è venuto da sé, con naturalezza. Dieci secondi dopo stazionavo già davanti al bancone, pregando il barman di andarci giù duro con il Gin.

Purtroppo la serata non finisce qui: sono appena le due e, guardando verso la porta d’entrata, ecco arrivare gli amici di D. senza D. Anche in questo caso, panico! In un istante finisco accovacciato a terra, nell’intento di nascondermi dietro le spalle dell’amico Alessio (fortuna che Alessio è un armadio d’uomo).

Più tardi, poco prima delle tre, ecco che si palesano nel buio della sala altri due fantasmi: Carlo e la ragazza che ha preso il mio posto (sì, una ragazza).

A questo punto la serata si trasforma in una sorta di spettrale visita guidata nella mia personale Galleria degli Amori Falliti:

Qui giace l’ultima persona a cui ho detto “Ti amo” in vita mia;

Alla vostra sinistra, ecco l’allegra comitiva di amici pelosi dell’ultimo flirt della mia vita,

Sulla destra, invece, potete osservare l’ultimo esemplare di eterosessuale che abbia tentato di convertire.

FINE della visita. Questo è troppo, perfino per me.

Ed è scusandomi con Paolo e Manuel per la fuga improvvisa e salutando il resto della comitiva che non posso fare a meno di pensare:

Quante volte ho fallito finora?

Ecco, questo è il classico esempio di domanda che è bene non porsi mai a fine serata.

Tutta colpa della Luna.

Sintesi del post: Questa volta dico sul serio, non rimetterò mai più piede al Circolo degli Artisti: ci sono troppi fantasmi che non hanno nessuna intenzione di smetterla di tormentare i vivi!

😦

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