“Le faremo sapere”, ovvero colloqui di lavoro e primi appuntamenti

[TRACK #30: Paola Turci, Questione di sguardi]

C’è qualcosa che accomuna non poco i colloqui di lavoro e i primi appuntamenti: è l’ansia incontrollabile derivante dal voler a tutti i costi far bella impressione.

Nessuno è mai riuscito a non farsi prendere dall’ansia nel momento in cui si è trovato per la prima volta faccia a faccia con il proprio futuro datore di lavoro o con l’eventuale partner di turno. È inevitabile: per quanto ci si possa impegnare nel gestire l’emotività, quella di punto in bianco salta fuori. E sempre nel momento meno opportuno.

Partiamo dal principio.

L’ansia da prestazione ha inizio con largo anticipo rispetto all’orario stabilito per l’incontro, e si rivela in una serie di colossali punti interrogativi che prendono a gravare sulle nostre teste.

Primo dilemma: Cosa è meglio indossare?

Parliamoci chiaro, l’aspetto è tutto. Chi dice di puntare solo sulla bellezza interiore o solo e soltanto sul CV è un bugiardo patentato. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che sia nel caso di un colloquio professionale che di un incontro galante, di fronte a noi c’è sempre e comunque un perfetto sconosciuto che ha a disposizione ben pochi elementi in base ai quali esprimere un giudizio. Dunque, l’aspetto esteriore è tutto: è il primo impatto, il biglietto da visita.

La scelta dell’outfit è perciò determinate. Niente look aggressivi o troppo sofisticati, per non rischiare di apparire pieni di sé o, ancor peggio, arroganti e egocentrici. La scelta migliore è un look acqua e sapone: non monacale (non siamo né vestali né verginelle allo sbaraglio), ma pulito, semplice, sobrio.

Secondo dilemma: Come condurre la conversazione?

L’unico consiglio che sento di dare a riguardo è: evitate di essere logorroici e autoreferenziali, ma evitate anche di far scena muta. E, soprattutto, lasciate che sia lui a guidare la conversazione e, mentre parla, mostratevi interessati e incuriositi. Non c’è nulla di più vincente di un brillio negli occhi che potete facilmente regalare al vostro interlocutore in segno di profondo interesse nei suoi confronti. Ma, nel caso di un colloquio di lavoro, ricordate: brillio negli occhi sì, ma sventolate di ciglia alla maniera di Jessica Rabbit no… dovete conquistare il vostro boss, non portarvelo al letto!

Terzo dilemma: Di cosa si parlerà durate l’incontro?

La risposta è quanto mai facile: dopo una breve presentazione di sé o dell’azienda che rappresenta, il vostro interlocutore vi chiederà di parlare di voi stessi. Inutile glissare, anche questo è parte integrante del rituale. Meglio rispettare il copione. Il mio consiglio è di cercare sempre di sembrare sciolti, naturali, disinvolti. Evitate poi di abbassare gli occhi mentre parlate delle vostre esperienze pregresse: il linguaggio del corpo è piuttosto esplicito e in tali casi evidenzia un disagio nell’affrontare il passato: il datore di lavoro penserà che siete degli eterni insoddisfatti con una lunga serie di insuccessi alle spalle; il partner penserà invece che c’è qualcosa che gli state tenendo nascosto.

Quarto dilemma:  Gli piaccio?

Imparate a leggere e decriptare i segnali che vi arrivano dalla sua gestualità. Se durante la conversazione sorride con entrambi gli angoli della bocca rivolti impercettibilmente all’insù, vuol dire che sta valutando con ponderazione la vostra candidatura, ma che è comunque fortemente interessato. Se invece sorride in maniera asimmetrica, vuol dire che non c’è storia: il lavoro non fa per voi/non siete il suo tipo.

Quinto dilemma: Come sarà andata?

È qui che un colloquio di lavoro differisce in maniera evidente da un primo incontro galante. Ogni job interview si risolve, infatti, sempre nella tradizionale e ambigua formula “Le faremo sapere”. Dovete solo avere la pazienza di aspettare, non c’è altro da fare.

Il primo incontro, invece, si risolve sempre e comunque con chiarezza al momento dei saluti: stretta di mano o bacio sotto il portone di casa. C’è poco da interpretare in certi casi. Tutto è meravigliosamente evidente.

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