Rompere fa bene al tuo blog!

[TRACK #29: P!nk, Blow me one last kiss]

Oggi si parla di rotture.

Argomento spinoso quanto un fico d’India, ma senza il beneficio d’un cuore zuccherino.

La domanda del giorno è:

Vi ricordate quando “rompere” era una cosa buona?

Pensate a quando eravamo piccoli e rompere il Kinder era una sorpresa continua. Avevo un’intera collezione di pupazzetti: leoni, tartarughe, fantasmini e ippopotami in plastica dura e che, sorprendentemente, non si rompevano.

Più avanti, siamo poi vissuti nell’attesa di rompere il salvadanaio, e quando ciò avveniva era una festa più grande del Natale. Anni e anni di parsimonia e di vita da formichina trovano la loro giusta ricompensa in un semplice colpo di martello ben assestato.

Che dire poi dell’uovo di Pasqua? Una volta ci trovai un anello in oro bianco. Solo dopo averlo rotto, compresi che quello non era per me, ma per mia madre.

Crescendo ancora, ci siamo tutti scontrati con la rottura di palle delle raccomandazioni a cascata dei nostri genitori: non salire sul motorino di altri, non fare più tardi delle dieci, non bere, non fumare in casa e non drogarti, se possibile.

Poi siamo arrivati alla rottura di amicizie storiche. E da lì in avanti la musica è cambiata. Dai tempi della scuola ho collezionato una serie infinita di delusioni cocenti: compagne di banco che si sono rivelate serpenti, amici di liceo che non ho mai più rivisto, compagni di università che tirano dritto senza salutare quando ci si incontra e, in ultimo, amici di Facebook che impiegano appena il tempo di un click per rimuoverti definitivamente dalla loro vita… come se la vita fosse tutta una questione di bit.

Arriviamo alle relazioni sentimentali. Quante ne ho alle spalle di rotture?

Una decina, forse meno, forse qualcosa in più. Non tengo mai i conti a riguardo. Non sono bravo con i numeri.

Facciamo dunque una breve rassegna:

–          Il primo ragazzo mi ha mollato per una ragazza;

–          Il secondo neppure ricordo per quale motivo;

–          Il terzo mi ha mollato dopo aver a lungo tentato di risollevare una relazione ormai stanca;

–          Il quarto l’ho mollato io, per eccesso di confusione da parte mia (“Lo amo o no?”);

–          Il quinto l’ho mollato prima io, poi lui ha mollato me, poi di nuovo io, poi lui per due volte di seguito, poi di nuovo io e definitivamente;

–          Il sesto era di nuovo il quarto, e l’ho mollato per la seconda volta (“No, non lo amo”);

–          Il settimo l’ho mollato dopo un mese e per motivi importanti (urlava al telefono);

–          L’ottavo mi ha spezzato il cuore e mi lasciato in ricordo una manciata di piattole sul pube;

–          Il nono mi ha deluso profondamente.

Dunque sono nove le rotture storiche di cui si compone il mio CV sentimentale. Non troppe, ma neppure poche. Credo che sia tra la settima e l’ottava che ho imparato a gestire con razionalità i postumi della FINE di una relazione. Ho smesso da tempo di ricorrere alla post-telefonata compulsiva. Non serve a nulla, solo a complicare le cose. Non giova neppure piangere come fontane: il mio antidoto è “concentra tutte le lacrime in una mezzora scarsa e poi non pensarci più”.

Ma c’è qualcosa che mi fa credere con convinzione che rompere una storia non sia necessariamente un male. C’è del bene in ogni rottura. Ad esempio:

–          Dalla prima ho imparato che gli eterosessuali bisogna lasciarli perdere;

–          Dalla seconda, che è sempre meglio appuntarsi il motivo per cui ci si lascia;

–          Dalla terza, che è stato meglio così (aveva ragione);

–          Dalla quarta, che far confusione una volta nella vita è lecito;

–          Dalla quinta, che non c’è cinque senza sei;

–          Dalla sesta, che far confusione due volte nella vita è illecito;

–          Dalla settima, che attivare precocemente un’offerta You&Me può rivelarsi fatale;

–          Dall’ottava, che per le piattole esiste il Mom, ma che per un cuore infranto non ci sono rimedi;

–          Dalla nona ho imparato, infine, che due persone diverse in partenza restano diverse anche al traguardo.

Morale della favola?

Rompere fa bene. Aiuta, per esempio, nel mio caso, a scrivere articoli ben scritti.

Sintesi del post: Ho rotto con D. [FINE]

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