Ti amo/Dici a me?

[TRACK #15: Roxette, It must have been love]

Oggi sono in vena di favole, e dunque…

C’era una volta la spensieratezza, il candore, il sentimentalismo da film americano.

C’era una volta un’età in cui tutto era più facile, perfino innamorarsi e giurare il proprio amore e, soprattutto, credere nelle relazioni a lunga durata.

C’era una volta un’epoca in cui si passeggiava tenendosi la mano, ci si rubava l’un l’altro il cibo dal piatto e si andava al cinema solo per baciarsi davanti alla scena finale di Pretty Woman.

Poi sono arrivate – in ordine di comparizione – la delusione, la paura e l’autodifesa. Ultimo a presentarsi, il cinismo.

Fateci caso: più diventiamo grandi e più tendiamo ad “andarci con i piedi di piombo”.

Fidarsi dell’altro diventa col tempo un’impresa, abbandonarsi ai sentimenti una vera e propria lotta tra il romanticismo superstite e il sistema immunitario.

Perché siamo improvvisamente diventati tutti così sfiduciati nei confronti dell’amore?

Quand’è che abbiamo smesso di credere nel “per sempre” e, soprattutto, perché siamo tutti così misurati a accorti nel rapportarci con gli altri?

Facendo le mie solite ricerche sul Web, ho scoperto che la paura d’amare ha un nome specifico ed è una vera e propria fobia: si chiama philofobia e, nelle sue fasi acute o nei casi più estremi, si manifesta con gli stessi sintomi di un attacco di panico.

Tra i sintomi più diffusi compaiono la dispnea, il sudore eccessivo, la tachicardia (cosa ben diversa dal batticuore), l’agitazione e perfino la nausea, ovvero tutti i sintomi tipici dell’ansia più generica.

Le cause possono essere diverse e per la maggior parte sono riconducibili a una sorta di meccanismo di difesa per cui, in pratica, non amiamo per non soffrire.

Ma è giusto e ammissibile avere così tanta paura di innamorarsi?

Personalmente non temo l’amore, ma tutte le manifestazioni a esso riconducibili, del tipo:

–          Ho la fobia di trovare un altro spazzolino da denti accanto al mio;

–          Ho la fobia delle chiamate compulsive a qualsiasi ora del giorno e della notte;

–          Non tollero le discussioni animate e le scenate di gelosia immotivata;

–          In ultimo, ho il terrore del “ti amo”.

Ti amo, sì… l’espressione più impegnativa e più sputtanata del mondo: mi fa paura.

Sono incapace di pronunciarla. Sono bravissimo nel dire “ti voglio bene” ai miei amici e “I love you” a mia cugina che abita in Canada, ma in quest’ultimo caso non vale… “I love you” non vuol dire solo e soltanto “ti amo” [e questa è una delle tante furbate degli inglesi].

Insomma, perché “ti amo” a volte suona nelle orecchie così simile a “the end”?

E, ancora, quand’è che è giusto infilare una promessa d’amore nel bel mezzo di una relazione?

A voi la risposta.

Io, al momento, sono incapace perfino di concepire una relazione, ma non ho smesso di guardare Pretty Woman.

Sintesi del post: “Non credo più nell’amore” non equivale a dire “ho smesso di cercarlo”… e, soprattutto, anche io come Julia Roberts in quel film vivo all’ultimo piano, ma non c’è la scala antincendio e, sì, anch’io come lei voglio la favola!

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