Legittime e reciproche antipatie virtuali

[TRACK #5: P!nk, So what]

Esistono alcune piccole sofferenze che quotidianamente ci autoinfliggiamo.

Si tratta di una categoria specifica di rogne all’apparenza di poco conto, ma che sommate l’una all’altra stressano non poco e rubano energia vitale.

Alcuni esempi:

–          Il pessimo cornetto integrale servito al bar sotto casa (basterebbe fare cinquanta metri in più per avere una colazione decente);

–          Le chiacchiere insoffribili della collega di lavoro depressa (basterebbe tirar fuori un argomento alternativo);

–          Le inutili offerte dell’operatrice dell’Eni gas e luce che ascoltiamo tanto per non essere sgarbati (basterebbe dire “Grazie, ma non sono interessato”);

–          Le idiozie pronunciate dal vicino di casa in ascensore contro il Governo e il condominio (basterebbe prendere l’ascensore dopo di lui);

–          Le paranoie dell’amica neolaureata che chiama solo per lamentarsi del lavoro che non c’è (basterebbe ignorare la telefonata);

–          Le arroganti affermazioni rilasciate a mezzo Facebook dello spocchiosetto utente di turno (basterebbe nascondere i suoi post).

In merito all’ultimo esempio:

C’è questo utente che davvero non posso soffrire. Non so per quale ragione siamo “inter-connessi” e, seppure in passato una ragione per stringere amicizia – sia pur virtuale – sarà di certo esistita, ora non la rammento. Si tratta del classico polemico da strapazzo, quello a cui non sta mai bene nulla e che ha sempre da ridire su qualsiasi argomento: trasmissioni tv (afferma di non vederla, ma conosce tutto il palinsesto), libri best seller (crede di avere talento nella scrittura, il piccoletto), cinema (di cui si finge intenditore), musica (ha gusti assurdi e compone brani self-made che fanno venire la pelle d’oca), ecc. Insomma, uno di quei personaggi per i quali ti domandi:

–          Ricordami il motivo per cui siamo amici?

–          …

–          Ah, ecco… Ora non lo siamo più.

[che non si dica che sono cattivo. Ho un livello di tolleranza invidiabile ma, come si dice a Roma, a ‘na certa…]

Sintesi del post (tanto per parlar chiaro): Una settimana fa, quando pubblicai il primo articolo di questo blog e lo diffusi sui social media, dopo poco sulla bacheca dell’utente in questione comparve meccanicamente l’asserzione

Riconosco che non riuscire a scindere l’autore dall’opera (e trasferire nell’uno o nell’altro antipatie dovute all’uno o all’altro) sia un mio limite. Fammi schifo e mi farà schifo tutto quello che farai (con qualche rara eccezione). E viceversa.

Combinazione? 😉

Il messaggio che molto provocatoriamente vorrei a questo punto lanciare è il seguente:

Se ti fa schifo quel che scrivo, allora perché leggi il mio blog?

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One thought on “Legittime e reciproche antipatie virtuali

  1. Mi viene in mente un aneddoto di Michelangelo, mentre terminava il David, davanti all’opera in via di ultimazione, il critico di turno contestava le proporzioni del volto e del naso della famosissima statua.
    Certo non esisteva Facebook ma la razza digli ipercritici, arroganti e detrattori quella sì, perché come dice il detto “ la madre dei cretini è sempre in cinta”.
    Storia vuole che l’artista avvezzo a queste critiche, tenesse in una tasca della polvere di marmo, e simulando di seguire il consiglio del polemico di turno, ne lasciasse cadere un po’, fingendo qualche colpo di picchetto qua e là sul naso della statua.
    Miracolo, il David a questo punto, a giudizio del puntiglioso ipercritico era perfetto, rimaneva il problema logico di capire, come mai non essendo diverso in nulla, fosse improvvisamente cambiato per la vista dello sciagurato pseudo esperto di sculture marmoree.
    Credo che questa storia la dica lunga, su certe persone, il difetto c’è sempre quando la voglia di trovarlo è come dire pregiudiziale per carattere, per fortuna di Michelangelo, però, a quei tempi Facebook non esisteva ancora.
    ALESSIO 🙂

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