Single per sovraesposizione da mass media

[TRACK #4: Knife Party, Internet friends]

In un articolo precedente ho parlato di relazioni (a)sociali che nascono sulle più grandi community di Internet, come Facebook.

[se te lo sei perso, CLICCA QUI!]

Amicizie, conoscenze, rapporti di lavoro, fidanzamenti che, per miracolo di un click, prendono avvio sulla rete, si alimentano di virtualità, costano ore di connessione a banda larga e che – tristezza infinita – il più delle volte si chiudono miseramente con un “Rimuovi dagli amici” o, ancora peggio, con un “Segnala/Blocca utente”.

[tanto per parlar chiaro: ho una lista di utenti bloccati su Facebook lunga quando la Casilina. Se mettessi in fila tutte le loro foto profilo, potrei ritappezzarci casa per intero… e casa mia non è per niente piccola!]

Andiamo anche qui per ordine. Facciamo qualche esempio e tiriamo fuori qualche aneddoto.

Due giorni fa una cosa di questo genere è accaduta a un mio carissimo amico. Da qualche mese si frequentava con un tipo molto carino, interessante, acculturato, esperto di psicologia (così almeno si professava). Strano a dirsi, non si sono conosciuti su un social network, ma nella vita reale e questo sembrava quanto mai incoraggiante. Quaranta giorni di frequentazione o poco più (a dimostrazione del fatto che, come detto in un precedente post, le relazioni sentimentali quasi mai durano più di un mese). Cene romantiche nei migliori ristoranti di Roma, passeggiate serali per le vie del centro… insomma, una relazione con tutti i migliori presupposti e con tutte le credenziali.

Cosa avviene poco dopo? A quanto pare qui siamo tutti “troppo impegnativi”: è la tipica frase che viene sfoderata per mollare il malcapitato di turno quando le cose si fanno serie. Il rapporto comincia a vacillare e il bellimbusto dalla facile favella improvvisamente scompare, smette di rispondere al telefono, si nega in ogni modo, si chiude in un mutismo imbarazzante.

Il tutto si complica ulteriormente nel momento in cui, senza l’ombra di un precedente chiarimento e/o “discorso preconfezionato purché sia”, sulla bacheca Facebook della suddetta persona compare il triste annuncio

Carlo Rossi è passato da fidanzato ufficialmente a single.

Il tutto, sottolineo, senza il ben che minimo chiarimento offerto per vie tradizionali (ma non era un esperto di psicologia?).

A ogni modo, il mio amico ci passa sopra, non se la prende più di tanto: “Gli passerà”, decreta. E infatti, caso vuole, che dopo quindici giorni il tizio (termine molto in voga a Roma per designare una persona alla quale si conferisce poca importanza) si rifà vivo. Gli torna la parola, riprende a telefonare, scrive post malinconici su Facebook, si cambia addirittura di nome inserendo nel profilo le iniziali del mio amico per dimostrare tutto il suo pentimento e la sua devozione a scoppio ritardato. Data la redenzione, gli viene così offerta una seconda possibilità.

Le cose riprendono a quel punto a funzionare: tornano le cene romantiche (spero che abbia pagato sempre lui!), le chiacchierate in piena notte (ma quanto parlava questo?), le premure e le attenzioni. Tutto ciò fin quando non riemergono problemi di comunicazione: il mio amico ha due o tre paranoie da esplicitare, il tizio premuroso a due o tre punti sui quali si dimostra intransigente…

RISULTATO: la relazione vacilla nuovamente e, dopo due giorni di silenzio stampa, Facebook ne dà chiari segni:

Carlo Rossi è perplesso.

Carlo Rossi è passato dal sonno regolare all’insonnia.

Carlo Rossi è nuovamente single.

E tutto questo, ancora una volta, senza affrontare il discorso verbalmente.

L’atteggiamento non è sconosciuto neppure a me.

Nel mio caso, però, la comunicazione è avvenuta sempre per mediazione di Facebook ma per via non verbale. Quando Giorgio (Giorgio il temerario, lo stesso di cui ho parlato altrove augurandogli tutto il male umanamente immaginabile) ha avuto i primi timori del tipo “Stiamo correndo troppo”, ha pensato bene di cambiare immagine di profilo.

Il 23 giugno 2012 sulla sua bacheca è comparsa la fotografia di un sipario calato con sopra impressa la scritta “That’s all folks”. All’inizio, sinceramente, ho pensato che fosse morto. Dopo aver tirato fuori dall’armadio il completo nero, ragionandoci su ho pensato che in quel caso mi avrebbero avvertito gli amici comuni. Sono rimasto incerto per alcuni giorni, non sapendo se applaudire alla messinscena o se chiedere il bis. Il terzo giorno il dito indice ha deciso da sé: “Rimuovi dagli amici”.

Questo post ha intenzioni specifiche, pur nella sua inevitabile inconcludenza.

Il suo scopo è quello di offrire un manuale sintetico di buone maniere da social relationship.

Le regole da tenere bene a mente sono:

1)      Se hai intenzione di mollarmi non farlo pubblicamente, quantomeno inviami un messaggio di posta privata, cosicché io non sia costretto a vedere la qualunque (termine molto in voga a Roma per definire la gente di poco conto) che clicca “Mi piace” sotto il post in questione;

2)      Se hai intenzione di mollarmi non farlo comunque tramite Facebook, hai il mio numero di telefono e sai dove abito;

3)      Se mi molli su Facebook senza prima servirmi un chiarimento verbale non aspettarti comprensione… DEVI MORIRE!

Sintesi del post: Luca Celea Gabriele è stanco di collezionare relazioni sentimentali che capitolano per sovraesposizione da mass media.

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3 thoughts on “Single per sovraesposizione da mass media

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