(a)Social connection

[TRACK #3: Lily Allen, Fuck you]

Stamattina mi sono svegliato con in fronte un punto interrogativo grande quanto un cocomero. La domanda a cui oggi non so dare risposta è: “Che cosa è successo alle relazioni sociali?

Non mi riferisco solo e soltanto alle relazioni sentimentali, ma alle relazioni nel senso più ampio del termine: amicizie, nuove conoscenze, rapporti di lavoro, rapporto con i familiari, rapporto con i vicini, rapporti sentimentali (anche).

Andiamo per ordine.

1)      Amicizie

Ci sono persone che conosco da anni, ma che non sento da mesi. Che cosa è successo? Non è dato saperlo. Forse qualche malinteso, una parola di troppo, un telefonata chiusa male? Oppure è solo per pigrizia che non ci si sente da tempo? È difficile darsi una risposta, il tutto varia da caso a caso. Prendi il mio amico Gabriele, per esempio. So che nulla è accaduto tra noi, nessun malinteso. Forse è sotto esame o in vacanza oppure sotto un metro di sabbia in piena fascia predesertica. Premetto però che io e Gabriele abitiamo ai due capi dello stivale e ci teniamo in contatto per lo più tramite chat. Gabriele, che fine hai fatto? Ti hanno revocato l’abbonamento Internet?

Prendiamo un altro caso: un’amica che mi abita a venti minuti di distanza (tempo di percorrenza misurato sulla base di una LanciaY che viaggia a 80 km/h) e che, nonostante questo, non sento e non vedo da un po’. Un’amica non qualunque, una Amica con la A maiuscola. Cosa ti è successo, bellezza? Morta? Rapita dagli alieni sul Raccordo Anulare? Ingoiata da un T-Rex al Bioparco (ce ne sono ancora, vero?).

Insomma, per farla breve, tenersi in contatto con gli amici si è complicato notevolmente negli ultimi tempi. Eppure siamo pieni di mezzi di comunicazione. Tutti hanno il mio numero mobile e il fisso registrato in rubrica, tutti risultano ancora presenti nella “lista bianca” degli amici di Facebook (ho controllato stamattina, non manca nessuno), tutti (o quanto meno quelli importanti) sanno dove abito… ma nessuno suona il campanello.

Torno a dire: eppure di mezzi di comunicazione ne abbiamo a iosa. C’è Facebook! Abbiamo fatto due palle così al prossimo perché si aprisse un account sul social network più pettegolo del mondo e poi neppure gli scriviamo una riga di tanto in tanto per sapere se è ancora vivo? Una volta si diceva che se non sei su Facebook sei fuori dal mondo, non esisti. Ora ce l’abbiamo tutti, eppure continuiamo a non comunicare. Lo usiamo tanto per postarci su due cazzate (tipo la foto di Dio che si affaccia dal finestrino di un taxi, con sopra la scritta “Che Dio tassista!”) e per scassare i maroni al prossimo con le canzoni di Emma Marrone (non ce ne è una che se ne salvi, ve lo dico, mi fan cagare tutte). Insomma, dovremmo essere tutti a portata di click e invece siamo sempre irreperibili!

Che siano stati tutti risucchiati da un altro social network ancora non sputtanato quanto Facebook? Una volta è successo, ci sono dei precedenti: una volta eravamo tutti su Myspace e su Netlog. Quando finalmente decisi di registrami anche io sulle due rispettive community, scoprii amaramente che non c’era più nessuno, si erano trasferiti tutti su Facebook. Ora che sono su Facebook anche io (ormai da un paio di anni), mi domando: “Dove siete tutti?

[comincio a sentirmi come la particella di sodio della Lete]

2)      Conoscenze o, meglio, nuove conoscenze

Ieri sera facevo in merito una riflessione (premetto che ieri sera ero ubriaco): una volta si era soliti conoscere gente in luoghi di ordinaria amministrazione come pianerottoli, reparti di supermercato, locali, marciapiedi, posta, banca, fermata dell’autobus, corridoi universitari, piazze, strade del centro, ecc. Ora tutto sembra essersi immensamente complicato. Fateci caso, vi è più capitato di conoscere una persona in maniera tradizionale? A me non accade da almeno due o tre anni. Tutto si muove adesso in rete. Se non sei iscritto almeno a una tredicina di community sei OUT!

Personalmente sono iscritto a Facebook (come già detto), Twitter (ma non lo so usare), Youtube (ma lo uso meno in questo periodo), MySpace (dovrebbe esserci ancora un account da qualche parte) e – udite, udite – Gay Romeo.

[piccola postilla per i non gay-addicted: GR è una community dedicata al popolo GLBTQ, dove è possibile creare un proprio piccolo box con foto, informazioni personali, dati sull’aspetto fisico e referenze sulle proprie prestazioni sessuali, feticismi, dimensioni e proporzioni espresse in cm, ecc. Della serie, si va tutti a colpo sicuro e nessuno compra a scatola chiusa!]

Credo di aver conosciuto nel complesso un centinaio di persone tramite Facebook. Molte di queste, dopo una maldestra  richiesta di amicizia buttata là tanto per fare qualcosa e qualche chattata notturna, sono diventati amici nel vero senso della parola. Daniela, per esempio, quanti anni sono che ti conosco? Forse due o qualcosa in più: ti voglio bene, sorellina.

La dinamica è semplice: si fa una richiesta random al primo utente che “sa di buono” (di solito è Facebook stesso che suggerisce il contatto) e di lì si inizia a tampinarlo di post e di “Like”. Tempo due settimane e si diventa amici per la pelle o, in alcuni casi, fratelli… vero Marco?

Su MySpace non ho mai conosciuto nessuno: là il tutto si riduce a canzoni e band emergenti.

Su Youtube ci ho vissuto pianta stabile per una manciata di mesi. Sono entrato nel giro degli utenti che parlano di libri, ho aperto un canale di video recensioni e là ho conosciuto Sasà… ci sentiamo ancora e ci vogliamo ancora bene, nonostante la distanza.

Su Twitter comunico pochissimo, quindi la cosa non fa testo.

Ho poi, come detto, un piccolo loculo su Gay Romeo e là ho davvero conosciuto il mondo. Sì, perché nella comunità gay funziona così: se sei iscritto a una chat allora ti è offerta la possibilità di fare nuove conoscenze, altrimenti non illuderti di conoscere gente al Coming Out o in altri locali… là ci si va con le persone che già conosci, in comitiva… insomma, in questi ambienti gli amici devi portarteli da casa. Ieri sera però – meravigliosa eccezione – ho conosciuto un ragazzo molto carino. Abbiamo parlato per una mezzora di libri e di editoria (cosa bizzarra al Coming Out!)… peccato che alla fine mi abbia presentato il suo ragazzo. Capita!

Insomma, per chiudere anche questo capitolo: se vuoi fare nuove conoscenze oggi sei obbligato ad avere un abbonamento a Internet.

3)      Rapporto con i familiari

Mamma, smettila di chiamarmi ogni volta che mi siedo a tavola o che non sono SOLO!

4)      Rapporti con i vicini

Siete pregati di liberare il ballatoio dall’immondizia!

5)      Rapporti sentimentali

E qui si apre l’abisso. C’è qualcosa di strano che sta accadendo. I rapporti sentimentali nascono, si alimentano (col sondino) e si esauriscono in meno di trenta giorni. È la quarta volta che mi accade.

La prima volta – lo ammetto – è stato per causa mia. Lui era un ragazzo carinissimo, un cucciolo d’amore, conosciuto su Facebook tramite amici comuni. Allo scadere del trentunesimo giorno di relazione, però, ho ingranato la retromarcia… non ero pronto (scusami, David).

La relazione successiva è durata un anno, ma con sei o sette pause nel mezzo: si stava insieme a febbraio, poi ci si mollava a marzo e si tornava insieme ad aprile… così per 365 giorni. Stressante, direi! Anche in quel caso la conoscenza era stata mediata dal Facebook paraninfo.

A inizio anno, un’altra relazione ancora. Devastante! Abbiamo discusso più noi in trenta giorni che Sgarbi in tutta la sua carriera… una vera incompatibilità di carattere, la nostra (scusa, Franca). In quel caso Facebook ha fatto semplicemente da cornice alle nostre diatribe pubbliche, del tipo “Ti odio, ti lascio, ti…”

Il mese scorso ho avuto un’altra relazione a dir poco destabilizzante. Al principio le cose non andavano per niente male. Ci siamo conosciuti su Postal Market (altresì detto Gay Romeo) il 21 maggio, giorno in cui i miei genitori festeggiavano in quarantesimo anniversario di matrimonio… coincidenza interessante. Ci siamo incontrati due o tre giorni dopo (meravigliosa passeggiata notturna per Roma). Ci siamo dati il primo bacio sotto il Colosseo (meravigliosa circostanza). Abbiamo girato un po’ l’Italia, di fine settimana in fine settimana (svolta promettente). Ci siamo mollati il 23 giugno, a distanza di trenta giorni esatti dal primo bacio. Cosa è successo? A quanto pare io sono “troppo impegnativo”… e, a riguardo, permettetemi di porre per iscritto due o tre cosette che non ho avuto modo di specificare prima d’ora:

–          Non ti ho chiesto io di uscire;

–          Non ti ho baciato io per primo;

–          Non ti ho chiesto io di conoscere i tuoi amici;

–          Non ho avuto io la pretesa di frequentare casa tua;

–          Non ho proposto io di farci dei weekend da settanta euro a notte (tariffa d’albergo);

–          Non ho mai detto “facciamo questo” o “facciamo quello”, ma mi sono limitato ad accettare le tue proposte;

–          Non ti ho mai chiesto in moglie.

Ergo… come posso essere io quello impegnativo? Inutile dire che è stato lui a mollare me (ti auguro tutte le cose peggiori che mi vengono in mente, caro Giorgio).

E, per chiudere anche questo capitolo, sintetizziamo l’argomento: se hai voglia di una nuova relazione, stai lontano dai social network. Diventa buddista (tengono riunioni di gruppo tre volte al mese e hanno tanta voglia di relazionarsi).

Sintesi del post: Gabriele, sei pregato di farti vivo. Puoi rintracciarmi sul cellulare, sul telefono fisso, per posta, per email e su una diecina di social network ai quali sono iscritto… e, tanto per essere chiari, io e te non avremo mai una relazione sentimentale, perché ci conosciamo da più di un mese e tu non sei gay!

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