Qualcosa su di me e su Milly d’Abbraccio

[TRACK #1: Rihanna, What’s my name]

Detesto le presentazioni.

E non sono il solo a detestarle. Fateci caso: la gente non sa mai cosa dire quando deve presentarsi.

Vi è mai capitato di sentirvi in imbarazzo al momento delle presentazioni? A me capita frequentemente, anzi SEMPRE! Non importa se si tratta di una nuova conoscenza, dell’amico dell’amico dell’amico che a inizio serata si fa avanti con la mano tesa o di un colloquio di lavoro. Io entro comunque nel panico. C’è qualcosa in quella mano tesa che mi manda nel pallone. I sorrisi serviti da perfetti sconosciuti mi terrorizzano.

È patologica la cosa? Forse sì.

Insomma, per intenderci, la scena tipica è questa: aperitivo con la solita comitiva, si arriva al locale, si inizia a bere, poi appare sulla porta uno sconosciuto “più uno”. Lo vedo avanzare spavaldo. Lui/lei è tutto quello che non sono io: bel portamento,  bel sorriso mostrato con fierezza, mani curate, look impeccabile. Io sono già nel panico. Avanza sicuro/a di sé, si avvicina, parlotta sottovoce con qualcuno e poi, ecco, arriva fatidico il momento delle presentazioni.

Ragazzi, lui/lei è…

In automatico io comincio a quel punto a indietreggiare. Mi faccio piccolo piccolo e mi nascondo dietro le spalle degli altri. Inizio a strusciarmi i palmi sui pantaloni (odio avere le mani sudate). Mi allontano sempre di più dal gruppo, faccio finta di guardarmi intorno o di essere distratto. Alla fine, inevitabilmente, arriva il mio turno.

Ciao, io sono Luca.

Piacere, io sono…

99 volte su 100 non riesco a tenere a mente il nome del nuovo arrivato per più di dieci secondi.

Al terzo sorso di Spritz sono già lì che chiedo: “Scusa, come hai detto che ti chiami?”

E quindi, ribadiamolo: detesto presentarmi e detesto tutti quegli amici e conoscenti che, vuoi o non vuoi, a un certo punto ti lasciano solo con lo sconosciuto di turno… E io resto là, rincretinito, a parlare del nulla: del tempo, del traffico di Roma, dell’arredamento del locale o del menu. Se poi disgraziatamente mi viene chiesto “Cosa fai nella vita?”, sono capace di inventarmi un qualsiasi improbabile diversivo pur di non parlare di me. Del tipo:

Di cosa ti occupi?

Io lavoro nel settore… Uh, guarda, è appena entrata Milly d’Abraccio.

[vi assicuro che è capitato]

Il fatto è che, quando qualcuno mi chiede di parlare di me, ho sempre l’impressione che lo chieda solo per cortesia, perché in realtà non glie ne frega nulla… lo fa solo per educazione o per noia. Quindi, se non te ne frega nulla di cosa faccio nella vita, perché mettermi sulla graticola?

Comunque, una volta per tutte, questo post [il primo post della storia di questo blog] l’ho scritto tanto per darvi un minimo accenno riguardo al tipo di contenuti che vi troverete di qui in avanti: cazzate e paranoie!

E soprattutto l’ho scritto perché, cinque minuti fa, perfino WordPress mi ha chiesto: “Chi sei?”

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